BENVENUTI

SUL SITO DELLO STUDIO DI

CONSULENZA PSICOLOGICA E PROGETTAZIONE SOCIALE 

DELLA DOTTORESSA  

GIOVANNA MAIELLA

 

mar

11

set

2018

La Psicoterapeuta Giovanna Maiella riceve per appuntamento presso la Cooperativa Sociale Arcobaleno SpA - Cava Manara (Pavia)

sab

12

ott

2013

ITACA (dove il cammino diventa la meta)



"Quando ti metterai in viaggio per Itaca
augurati che la strada sia lunga,
piena di avventure, piena di conoscenza.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Poseidone non temere,
simili cose sulla tua strada non troverai mai
se il tuo pensiero resta alto e un elevato sentimento
nutre il tuo spirito e il tuo corpo.
I Lestrigoni e i Ciclopi
né l’irato Poseidone incontrerai
se non te li porterai appresso nella tua anima
se la tua anima non te li porrà dinnanzi.
Augurati che la strada sia lunga.
Che siano molti i mattini d’estate
quando con grande piacere e gioia
entrerai in porti mai visti prima:
negli empori fenici indugia,
e acquista le fini mercanzie
madreperle e coralli, ebano ed ambre
e inebrianti profumi d’ogni sorta;
quanto più puoi inebrianti profumi:
recati in molte città egizie
per imparare ed imparare dai sapienti.
Nella tua mente abbi sempre Itaca.
Arrivarci è il tuo scopo.
Ma non affrettare per niente il viaggio.
Meglio che duri molti anni:
meglio che tu approdi all’isola, vecchio ormai,
ricco di tutto ciò che hai guadagnato lungo il cammino,
quando non ti aspettavi che Itaca ti desse ricchezze.
Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non ti saresti messo in cammino.
Essa non ha più nient’altro da darti.
E se la troverai povera, Itaca non ti avrà ingannato.
Così saggio come sarai diventato, con tanta esperienza
tu avrai già capito cosa significhino tutte le Itache."

k.P. Kavafis
0 Commenti

sab

12

ott

2013

OGNI GIORNO POSSIAMO SCEGLIERE COME PORCI VERSO IL MONDO, CON LA VOLONTA' DI COSTRUIRE PONTI O CON LA VOLONTA' DI COSTRUIRE MURI.

0 Commenti

ven

01

mar

2013

RESILIENZA - Che cosa è e come si acquisisce?-

 


“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

Khalil Gibran

La morte di un caro, la perdita del lavoro, una malattia grave sono esperienze di vita che mettono a dura prova l’equilibrio psicologico della persona:emozioni forti e in senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e la persona potrebbe sentirsi come un “puzzle che va in pezzi”. Difficile leggere l’evento, collocarlo nella giusta prospettiva, attribuire responsabilità e onori: tutto sembra nebuloso, il tempo scorre dettato dallo stato d’animo e le cose acquistano un sapore diverso. Alcuni si adattano presto, altri richiedono un processo più laborioso e faticoso: ma da cosa deriva questa differente capacità di resistere agli “urti” della vita?O meglio, perché ci sono individui più o meno resilienti?
La resilienza, termine derivato dalla scienza dei materiali e indicante la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.
In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.
È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.
Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.
Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l'esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che ad essa sottendono.
In questo modo, la persona "resiliente" può essere considerata quella che ha avuto uno sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall'esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di poter giudicare sempre non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri.
È inoltre una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare i contesti educativi, qualora sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.
Le persone con un alto livello di resilienza dunque, riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze.
Ma cosa fa si che un individuo sia più o meno resiliente?
A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali.
Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.
Altri fattori che ne favoriscono lo sviluppo sono:
- OTTIMISMO: è la disposizione a cogliere il lato buono delle cose, la tendenza ad aspettarsi un futuro ricco di occasioni positive, la propensione a sminuire le difficoltà della vita, cercando sempre di trovare la soluzione ai problemi.
- AUTOSTIMA: una elevata autostima protegge da sentimenti di ansia e depressione e influenza positivamente lo stato di salute fisica. Si riferisce ad una visione positiva di sè
- HARDINESS: tratto di personalità che comprende tre dimensioni:
1. CONTROLLO-convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante e l’esito degli eventi, mettendo in atto tutte le risorse per affrontare le difficoltà.
2. IMPEGNO- definizione e perseguimento di obiettivi.
3. SFIDA- visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita.
-EMOZIONI POSITIVE: capacità di sostituire gemiti e lamenti con emozioni positive.
- SUPPORTO SOCIALE: capacità di costruire relazioni eterogenee e molteplici che possano sostenere l’individuo nei momenti difficili.

Per conoscere il proprio livello di resilienza, un sistema che facilita l’individuazione delle risorse personali è quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande:
• quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me?
• in che maniera questi eventi mi hanno condizionato?
• nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative?
• nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?
• è risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati?
• sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?
• che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

La “resilienza” può quindi essere appresa, sviluppando l’autostima, l’autoefficacia, l’abilità di tollerare le frustrazioni della vita senza lamentarsi, la capacità di risolvere i problemi e di produrre cambiamenti, la speranza, la tenacia, il senso dell’umorismo: La resilienza non è dunque una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque in qualunque circostanza.
Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.

In sintesi la resilienza è la capacità di superare e uscire rinforzati dalle difficoltà ordinarie della vita, come quelle che si incontrano nella genitorialità, nel lavoro, ma anche da quelle straordinarie, come una malattia grave. Pur avendo aspetti che riguardano l'unicità e la specificità di ogni individuo, la resilienza è un impegno educativo e sociale. Infatti i fattori protettivi che permettono a tutti, anche a chi è partito da una situazione di svantaggio, di "risalire la china" e avere una vita soddisfacente, possono essere sviluppati. La resilienza può cioè diventare nucleo di progetti-intervento nel campo della prevenzione primaria e secondaria e nella promozione della salute sia finalizzati a singoli individui che a gruppi.

Per approfondire:

Affrontare la vita. Che cos'è la resilienza e come svilupparla
di Anna Putton, Michela Fortugno - Carocci- Faber, 2006.

Domenico Di Lauro, La resilienza, Milano, Xenia Edizioni, 2012.

Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono, Corbaccio, 2007

Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come accrescere la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport, Corbaccio, 2010
0 Commenti

mar

19

feb

2013

- L'IMPORTANZA DI TRASMETTERE VALORI E BUONE ABITUDINI AI BAMBINI ANCHE ATTRAVERSO IL GIOCO -

"I baci sono fatti per essere sperperati

In questo testo, oltre alle parole,

c'è una speranza,

quella di avvicinare

i bambini agli adulti, o viceversa...

Magari possiate, grazie a questo libro,

guardare la vita con gli occhi di un bambino

e magari vi si riempia il cuore di figli..."

 

 

Yolanda Saenz de Tejada Vazquez

 

 

 

I bambini non nascono istruiti. Hanno bisogno di genitori ed educatori maturi ed equilibrati, capaci di trasmettere loro i modelli delle buone abitudini. I genitori tuttavia non dispongono di un manuale di istruzioni che li aiuti ad assolvere il difficile compito di educare. E' questo il motivo per cui molti ricercatori e cultori della materia cercano di divulgare conoscenze scientifiche che aiutano a raggiungere tale finalità attraverso il gioco.
Se diciamo a un bambino "Non mettere i gomiti sulla tavola mentre mangi", può darsi che capisca il messaggio ma non "vivrà" il bisogno di metterlo in pratica. Se invece ricorriamo ad un gioco per insegnargli le buone maniere a tavola non lo dimenticherà di certo, perché avrà vissuto l'esperienza da protagonista. 
Un primo passo da compiere è avere in giusta considerazione il rispetto nei confronti del bambino che deve affrontare difficoltà e problemi.

Non è sufficiente allevare i propri figli nell'affetto e nel benessere. Perché diventino persone felici e responsabili è indispensabile anche trasmettere valori e abitudini che diano loro la sicurezza necessaria per crescere e maturare. Molti genitori Si lamentano del comportamento dei propri figli sostenendo che "non apprezzano niente" ma si sono preoccupati di educarli personalmente a questi valori? 

Non si tratta di rimproverarli quando fanno male qualcosa, bensì di orientarli nella crescita in modo che imparino ad affrontare la vita con sicurezza e senso di responsabilità. 

Ciò non si trasmette semplicemente parlando con loro, ma anche attraverso esempi concreti e creando, proponendo dei giochi per rafforzare questa acquisizione. 
Perché il bambino faccia sue buone abitudini e valori è necessario che i genitori si dimostrino coerenti. 
Non possiamo cioè, insegnargli un abitudine, e subito dopo, "chiudere un occhio" perché ci fa comodo evitare le sue proteste per continuare a fare quello che stiamo facendo. 

Le buone abitudini si trasmettono attraverso la ripetizione e se cominciamo a fare eccezioni non ci metteremo molto a perdere quello che abbiamo ottenuto. 

Poiché i bambini i bambini interagiscono con l'ambiente circostante in maniera particolarmente intensa durante il gioco, questo per loro è un momento ideale per acquisire quei valori che li guideranno da adulti. Dal momento che il gioco nella loro vita è essenziale, possiamo utilizzare questo spazio creativo per rendere efficace la nostra opera educativa. 

Importante per i genitori è mostrare un atteggiamento sicuri e fiduciosi. I bambino sono molto sensibile a cogliere le contraddizioni e le incoerenze dei grandi; dunque bisogna avere un idea chiara dei valori ai quali vogliono educare i propri figli e che si attengano a questo codice con una certa fermezza, senza mostrarsi autoritari. 

Per fare un esempio, se un adulto spiega qualcosa di cui non è sicuro a un bambino, questi può percepire il dubbio dal tono della voce e non dare quindi importanza a quello che gli viene detto. E' provato, infatti, che persino i bebè captano le intenzioni e i sentimenti dei genitori dal tono con cui questi glieli comunicano. 

altro punto fondamentale è che non vi sia anche tra i due genitori incongruenza e diversità di criterio, perché in questo modo non farebbero altro che confondere il bambino. 

Ci sono sicuramente durante l'educazione e crescita dei propri figli momenti di crisi in cui il bambino manifesta la sua ribellione attraverso comportamenti inadeguati.
In situazione del genere, è importante non cedere agli strilli, perché, in caso contrario, il bambino capirebbe che funzionano e ripeterebbe tale comportamento ogni volta che volesse ottenere qualcosa. In sintesi, se cedessimo rafforzeremmo una cattiva abitudine.

Per impartire una valida educazione dovremmo in più di un occasione non far caso alle urla, alle lacrime e alle scene di rabbia del bambino, perché impari che non si ottiene nulla con questi mezzi. 

Se sapremo mantenere una coerenza pedagogica, queste scenate diverranno sempre meno frequenti, perché il bambino avrà trovato una via matura ed interattiva per comunicare con i genitori.
In tal senso apprendere come costruire e mettere in pratica dei giochi educativi in comuni situazioni della vita quotidiana può essere un modo per mettersi all'opera per far sì che i nostri figli acquisiscano buone abitudini, valori sicuri e l'autostima necessaria per trovare il loro posto nel mondo. 

 

INGREDIENTI PER I GENITORI:

 

- Emozione: dovete ritrovare l'emozione e l'allegria di quando eravate piccoli. Ogni gioco dovrà essere accompagnato dall'amore e da quel sorriso che ogni tanto dimentichiamo. 

 

- Preparazione: se creiamo aspettative i bambini si divertiranno di più. Non dimentichiamo che la felicità non si raggiunge soltanto facendo determinate cose, ma anche programmandole.

 

- Capacità di immedesimazione: per insegnare bisogna saper ascoltare. Ripensare alla nostra infanzia ci servirà a farci ricordare che quando eravamo piccoli nessuno ci capiva, che neanche a noi  piaceva al verdura, che vestirsi era una tortura...

 

- Capacità di riconoscere i propri limiti: i genitori che sbagliano sono più umani. Se ammettiamo di non sapere qualcosa e ci proponiamo di indagare al fine di scoprirla, i nostri figli penseranno che c'è una soluzione per tutto. I nostri errori, se sappiamo riconoscerli, ci avvicineranno maggiormente a loro. 

 

- Tanto Amore: da quanto tempo non prendi tuo figlio fra le braccia e gli dici quanto gli vuoi bene? Fallo spesso anche se è grande. L'amore non ha età e l'affetto non è mai troppo.

 

 

Liberamente tratto dall'Introduzione di Eduard Estivill

al testo "AJucar!"

- Actividades para ensenar buenos habitos a los nonos -

0 Commenti

sab

02

feb

2013

STRESS & BENESSERE: come rendere lo stress un alleato.

"Lo stress è il sale della vita, una carica fornita non solo alla sfera fisica ma anche alla sfera psichica purchè l'uomo impari a rilassarsi e a entrare in rapporto più intimo e sereno con se stesso e con gli altri."

 

Hans Selye

 

 


Imparare a prevenire lo stress, a gestirlo, a "cavalcarlo", sfruttando la carica che ci dà quando è davvero necessario,
senza abusarne, senza intossicarci e senza assuefarci.
Lo stress in questo modo può diventare un opportunità per impegnarci attivamente a perseguire il nostro benessere e quello degli altri.
Quindi in realtà non dobbiamo cercare di evitare lo stress ma comprendere come interagire con esso in modo efficace per trarne vantaggio.
Di fronte allo stress non siamo inermi; tutti noi abbiamo un "muscolo", un muscolo interiore che possiamo scoprire e allenare per avere la padrononza di un processo che in genere viene gestito in automatico dall'organismo.
La nostra bacchetta magica si chiama "consapevolezza", ed è presente in ciascuno di noi come potenziale strumento per la ricerca di una vita piena, autentica e degna di essere vissuta. In qualcuno è più affinata in altri meno, ma, come ogni strumento, può essere padroneggiata con sempre maggiore maestria.
Lo stress ha una funzione che è legata alla sopravvivenza; il suo scopo originario era salvarci la vita innescando meccanismi fisiologici che ogni volta ci danno l'energia necessaria per affrontare gli imprevisti. Ma questo "eccesso di zelo" oggi potrebbe esserci fatale; da qui la necessità di comprenderne a fondo la natura per utilizzarlo a nostro vantaggio, senza subire le conseguenze di una sua eccessiva e, oggigiorno, spesso inopportuna attivazione.


Per eliminare completamente non tanto lo stress quanto il rischio di abusarne, dobbiamo intraprendere un percorso di crescita personale che ci aiuta a diventare "direttori d'orchestra" della nostra vita, "capitani della nostra nave", tesi verso quegli obiettivi che danno un senso alla nostra esistenza. E tale percorso è fatto di piccoli passi, semplici esercizi, atteggiamenti, indicazioni, consigli che ci consentano di riappropriarci del nostro potere personale e del diritto di scegliere tempi e ritmi a noi più consoni.
Per cambiare le cose dove è possibile cambiarle, mutare atteggiamento quando non si può fare altro, cambiare vita quando è necessario.
Lo stress diventa così la cartina di tornasole dell'indice di benessere della nostra vita: quando è elevato, indica che è arrivato il momento ... di occuparci di noi.
Soltando quando avremo imparato a fare amicizia con noi stessi e a creare le condizioni per poter operare con vitalità e pienezza riusciremo a svolgere anche il nostro lavoro con maggiore efficacia e utilità.
Prendersi cura di se stessi non è una scelta egoistica, è un dovere finalizzato al bene della collettività: quando stiamo bene viviamo bene, svolgiamo con attenzione i nostri compiti, ci troviamo meglio con gli altri, regaliamo buon umore, contribuiamo al buon finzionamento dei sistemi n cui operiamo - famiglia, gruppo, azienda, società - e partecipiamo attivamente al processo evolutivo della vita sulla terra, puntando ad orizzonti non subuti ma scelti.

tratto da un testo di Marcella Danon
 
0 Commenti

mar

18

dic

2012

LO STUDIO MAIELLA TI AUGURA UN SERENO NATALE ED UN FELICE ANNO NUOVO

E' in questi momenti di grande difficoltà economico-sociale che un paese, una comunità, deve orgogliosamente  riscoprire l'amore e l'attenzione  per le più piccole cose e nutrirsi del calore di una cena,  modesta o grandiosa,    sicuramente ricca di emozioni condivise con gli affetti più cari e condita con la  gioia e la serenità che dà il  saper godere intensamente della semplicità e della genuinità.

Buon Natale  Caro Lettore !

 

0 Commenti